Dr. Nicola de Gasperis

La calcificazioni della spalla

La calcificazioni della spalla

L’entesopatia calcifica, più comunemente conosciuta come calcificazione dei tendini della spalla è rappresentata da una formazione di calcio che tende ad accumularsi in modo anomalo nei tendini della cuffia dei rotatori. Tali formazioni possono essere di pochi millimetri fino ad arrivare a qualche centimetro di diametro. Non si conosce una reale causa che porti alla comparsa di una calcificazione, esistono però dei fattori predisponenti che ne aumento la possibilità di formazione.

 

Calcificazioni della spalla

 

Calcificazioni della spalla

I principali fattori associati alla formazione di una calcificazione sono l’età compresa tra 30-50 anni, familiarità per malattie metaboliche che alterano i livelli di calcio nel sangue, patologie autoimmunitarie, l’attività lavorativa (postura scorretta che porta a infiammazione dei tendini) e lo sport praticato (sovraccarico funzionale). Un’infiammazione o un sovraccarico dei tendini della spalla possono provocare delle microlesioni che a volte vengono riparate mediante l’apposizione di calcio. E’ per questo motivo infatti che questa patologia si presenta più frequentemente nell’arto dominante. Il sintomo principale è il dolore, che si manifesta nei movimenti di elevazione e abduzione del braccio e può presentarsi anche a riposo nelle ore notturne.

Nelle prime fasi di formazione della calcificazione il dolore è un sintomo vago e sfumato, che però tende a peggiorare quando le dimensioni della calcificazione aumentano o la stessa è posizionata in zone maggiormente sottoposte a sollecitazione. A volte si possono avere vere e proprie crisi dolorose dovute alla rottura o al riassorbimento di una piccola porzione della calcificazione che può irritare anche la capsula articolare della spalla provocando una capsulite adesiva con forti dolori associati ad una grave limitazione articolare. La comparsa di una calcificazione ha di regola 3 fasi. La prima fase è quella di apposizione del calcio in cui la calcificazione inizia a formarsi ed aumenta di dimensioni; la seconda fase è quella di stasi, nella quale non cambiano le dimensioni e si modifica la consistenza del calcio che diventa simile a quella del “dentifricio”; la terza fase infine è quella di riassorbimento in cui la calcificazione tende a riassorbirsi lentamente nel tempo fino a sparire del tutto. Purtroppo però ognuna di queste fasi ha una durata variabile nel tempo che può andare da alcuni mesi fino a molti anni; in letteratura infatti esistono casi di calcificazioni ancora presenti dopo 10 anni. L’esame principale per fare diagnosi di calcificazione è la radiografia.

Questa, eseguita in modo corretto, consente di individuare la calcificazione ma non permette di avere un’assoluta precisione sulla localizzazione della stessa in rapporto alle strutture muscolo-tendinee. Per avere un quadro completo riguardo alle dimensioni e alla localizzazione della calcificazione bisogna eseguire una risonanza magnetica. In caso di controindicazioni per l’esecuzione della risonanza magnetica utile può essere l’esame ecografico, anche se, al contrario della risonanza, la sua accuratezza è strettamente legato all’operatore che la esegue. La scelta del trattamento viene fatta in base a diversi parametri tra i quali l’intensità del dolore, la presenza o meno di limitazione articolare e la grandezza della calcificazione.

Normalmente il primo approccio è di tipo conservativo basato su un programma fisioterapico mirato alla riduzione del dolore (Tecar, Laser, Onde d’urto) e sul miglioramento della postura e dell’articolarità della spalla. Nei casi in cui il dolore sia molto intenso e l’articolarità limitata può esserci l’indicazione al trattamento infiltrativo intrarticolare con cortisonici in associazione alla fisioterapia. Nei casi in cui l’approccio conservativo non dia i risultati sperati oppure nei casi in cui la calcificazione sia molto estesa si passa ad un approccio chirurgico mirato alla rimozione della calcificazione per via artroscopica che permette inoltre di trattare eventuali lesioni associate (lesioni tendinee provocate dalla calcificazione). Una volta asportata chirurgicamente la calcificazione il paziente dovrà seguire in ogni caso un percorso riabilitativo mirato prevalentemente al recupero articolare, che in media ha la durata di 6 settimane.